sabato, 04 luglio 2009
Ci sono pochi autori, sia scrittori che sceneggiatori o registi, in grado di creare una favola dark ambientata in un cimitero e renderla affascinante, originale e convincente.
Uno di questi, manco a dirlo, è Neil Gaiman, che con The Graveyard Book è riuscito a creare un altro gioiellino da affiancare a Coraline, Stardust e tutte le sue altre opere.
The Graveyard Book ci narra la vita di Bod (abbreviazione di Nobody) Owens, bambino che, salvatosi per miracolo dallo sterminio della sua famiglia, viene adottato da tutti gli abitanti del cimitero vicino al quale si trovava la casa dei suoi genitori.
E così, mentre un bambino comune cresce tra giocattoli, scuola ed amici, Bod cresce tra fantasmi e licantropi, tra vampiri e streghe, tra creature innocue e mostri in attesa; così, mentre un ragazzino a scuola impara a leggere, a scrivere e far di conto, Nobody impara anche, grazie ai suoi tutori, le arti dello svanimento, della paura ed altri piccoli grandi trucchi da fantasma.
Ogni capitolo è una finestra a sé stante su un momento della crescita di Bod, dall’arrivo al cimitero fino ai suoi quindici anni di età quando… no, nessuno spoiler, dovrete leggerlo per sapere cos’accadrà… e così avrete modo di incontrare i Mastini di Dio, i ghoul, la confraternita dei Jack, la signora in bianco e di assistere all’incredibile Macabradanza.
Da sottolineare, poi, l’ampio uso che fa Gaiman di una sua caratteristica peculiare: il non definire coi dettagli alcuni personaggi, il non dar loro un’etichetta, ma permettere invece al lettore di capire di chi si tratta semplicemente attraverso gli indizi che lascia durante la narrazione; è in questo modo che scopriamo chi e cosa è Silas, tutore di Bod e, forse, uno dei personaggi migliori del libro.
Una storia per ragazzi, ma che farà bene a tanti adulti, una storia di crescita, di apprendimento, di legami di sangue e non, una storia da leggere e rileggere.
Un paio di citazioni:
“E’ come chi crede che se va a vivere da qualche altra parte sarà felice, ma poi scopre che non è così che funziona. Ovunque tu vada, porti te stesso con te.”
“Voglio vedere la vita, voglio stringerla tra le mani. Voglio lasciare un’impronta sulla sabbia di un’isola deserta. Voglio giocare a pallone con la gente. Voglio… Voglio tutto”
“Danza una canzone/Bacia i tuoi amori/Scopri il tuo nome/E sepolti tesori…/Affronta la vita/Son affanni e piaceri/Che non sian inesplorate/Le strade di ieri”
Già… “che non siano inesplorate le strade di ieri”.
Da imparare, no?
PS: si nota che mi rifiuto di chiamare questo libro col suo orribile titolo italiano?


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