giovedì, 15 maggio 2008
author: Aries1974 @ 20:08
category: still life
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"Appurato che negli ultimi mesi il mio portatile ha accumulato una lentezza sempre maggiore dovuta forse all'accumulo di programmi nonché all'ovvia senescenza dovuta all'età, mi chiedevo se lei potesse venire presso la mia sede magari durante la prossima settimana, considerando anche l'impegno precedentemente accenato e volendo pertanto cogliere l'occasione per svolgere il tutto insieme, per discutere la possibilità di una futura acquisizione di un nuovo computer, di cui sarà da valutare il formato - fisso o portatile; in tale occasione gradirei anche creare con lei un elenco dei programmi attualmente installati così da valutare la loro possibile compatibilità col nuovo computer e la loro effettiva utuilità ai miei scopi lavorativi e, perché no, ludici.

Quando ritiene di potermi contattare per fissare tale incontro?"

No, non è una lettera giuntami dalla pubblica amministrazione in puro burocratichese.

E' la telefonata ricevuta dal "solito" cliente alle 8.40 di stamattina.

Non ce la posso fare...


mercoledì, 14 maggio 2008
author: Aries1974 @ 23:15
category: still life
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Secondo voi, se alla domanda "Non è che puoi venire a fare tu questi lavori di sera, perché noi abbiamo troppo da fare" ho risposto "Mi spiace ma la sera ho altro da fare" anziché "Fatti fottere, idiota ripulito" sono stato troppo diplomatico?

No, perché mi è sorto questo mezzo sospetto...

PS per la cronaca: no, non mi avrebbero pagato di più.


martedì, 13 maggio 2008
author: Aries1974 @ 22:41
category: varie ed eventuali, still life
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Vorrei far notare che la cosa più assurda in questa foto non è né la mancanza di spazio (a cui mi sto abituando per forza di cose), né la caotica e travolgente vita notturna in cui sono colti i soggetti ritratti.

No, la cosa stramba è che sono tutti è quattro nella stessa posa, spalmipede inclusa


lunedì, 12 maggio 2008
author: Aries1974 @ 21:23
category: dalla mia libreria
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A volte può essere utile leggere romanzi e racconti incentrati su personaggi entrati nel mito: non solo per capire il perché di tanta fama, ma anche per scoprire particolare spesso trascurati oppure per sfatare "leggende metropolitane" ormai pesantemente radicate; è sicuramente il caso di di Sherlock Holmes, personaggio che non necessita di presentazioni essendo ormai entrato da decenni nell'immaginario collettivo e che merita assolutamente una lettura diretta per apprenderne le varie sfaccettature.

E' così che, leggendo la raccolta completa dell'opera di Conan Doyle, scopriamo che Holmes è un vero e proprio "tossicodipendente da adrenalina", la cui vita risulta spesso piatta e vuota se non si dedica a qualche caso misterioso da risolvere: tanto vuota da ricorrere a veri stupefacenti fin troppo pesanti per smaltire quel senso di vuoto; una caratteristica questa spesso taciuta nella "leggenda" del personaggio e, a dir la verità, pian piano trascurata anche dall'autore; autore che, ormai si sa, non amava granché il suo personaggio, tanto da averlo fatto morire dopo poche storie ed essere stato costretto a "riportarlo in vita" per le grandi richieste del pubblico.

Ulteriore piccolo "mito" da sfatare: Holmes, in decenni di avventure, non ha MAI pronunciato il fatidico "Elementare, Watson"; soltanto una volta, in uno scambio di battute, Watson (riferendosi ad una deduzione dell'amico) la definì "Eccezionale" sentendosi rispondere "Elementare".

Certo, non del tutto differente, ma bisogna ammettere che da questo a ritenerlo un tormentone ne corre, no?

In sostanza una splendida raccolta per tutti i curiosi e gli appassionati, ammetto però di averla letta in due "sessioni" per un semplice motivo: molti racconti hanno una struttura narrativa estremamente simile e leggerne troppi di fila fa perdere il gusto della scoperta.

Comunque lo consiglio senza dubbio.


domenica, 11 maggio 2008
author: Aries1974 @ 11:24
category: varie ed eventuali, riflessioni
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Questo Blog compie 2 anni  e 10 giorni.

Sì, lo ammetto, è un modo come un altro per dire che mi sono scordato di "festeggiare" dieci giorni fa e spero tanto che il blog non se la prenda

Però, già che ci siamo, ne approfitto per un piccolissimo pensiero che a questo punto mi viene in mente: come ho già detto tante volte, questo blog non è nato con lo scopo di "scatenare reazioni" né di "vedere quanti vengono a visitarlo o a commentarlo", bensì esclusivamente come modo per costringere me stesso a scrivere qualcosa ogni giorno, alimentando quella passione per la scrittura che ho scoperto tardi di avere.

Il fatto di farlo tramite blog e non, ad esempio, come diario privato nacque semplicemente dal pensiero che sarebbe stato bello confrontarmi con chi non mi conosceva e quindi poteva farsi un'immagine ed un'idea di me esclusivamente (o quasi) da ciò che scrivevo ed infatti grazie a questo spazio ho conosciuto (ed in diversi casi fatto amicizia anche al di fuori del virtuale) diverse persone che non avrei mai avuto modo di conoscere altrimenti, perdendo così l'occasione di entrare in contatto con individui speciali.

Oggi, a distanza di due anni e rotti, posso felicemente dire che se il 1 maggio ho preferito scrivere di ben altro significa semplicemente che quello scopo e quella ragione di essere valgono ancora: poi, ovviamente, ogni volta che scopro che qualcuno ama passare di qua a leggere ciò che mi passa per la scatola cranica mi fa solo piacere, ma è un piacere legato al sapere che, effettivamente, se scrivo per me non scrivo SOLO per me, ragionamento contorto ma che spero si capisca

Tutto questo sproloquio, alla fine, nasce per fare gli auguri in ritardo a questo blog ma, soprattutto, per festeggiare il fatto che a 2 anni di distanza continua ad aver senso, almeno per me.

E grazie, ovviamente, a tutti coloro che perdono un po' del loro tempo a passare a leggerlo


sabato, 10 maggio 2008
author: Aries1974 @ 00:42
category: musica, riflessioni
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Avrò avuto 14 o 15 anni.

Adoravo, come già scritto altrove, quel bel telefilm che era Fame (Saranno Famosi): lo seguivo ogni giorno ed un pomeriggio andò in onda un episodio intitolato "I ragazzi di domani"; parlava di guerra e di guerra fredda, di ciò che era successo negli anni 60  e di ciò che avrebbe potuto ancora succedere.

Avevo 15 anni ma la cosa mi colpì parecchio: solo tanti anni dopo scoprii che nell'episodio organizzavano la messa in scena di quel capolavoro che è "Hair", da cui avevano preso la maggior parte delle canzoni portanti, tranne due o tre; una di queste ultime veniva cantata alla fine dell'episodio da Joan Baez, armata di una semplice chitarra, in mezzo ai ragazzi che portavano avanti un sit-in.

Fu allora che ascoltai per la prima volta "Blowin' in the wind", cantata tante volte da Joan Baez ma composta dal "cantore" Bob Dylan.

Sono passati quasi vent'anni ed ancora questa canzone è valida quanto e forse più di allora: è una canzone che si chiede quanta strada sia necessario percorrere perché tutti siano liberi, quante teste si volteranno dall'altra parte prima che si renda conto che non ci si può voltare, quante urla si devono alzare prima che possano essere ascoltate.

E' una canzone da ricordare sempre, che la si ascolti o meno; va portata in noi, per non dimenticare mai che a volte basta ascoltare il vento.

E' in radioblog.

Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?
E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima di venire abolite per sempre?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?
E quante orecchie deve avere un uomo
prima di sentire la gente piangere?
E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?
E per quanti anni può la gente esistere
prima di avere il permesso di essere libere
E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento


giovedì, 08 maggio 2008
author: Aries1974 @ 21:19
category: still life
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Sveglia alle 7.10.

Seconda sveglia alle 7.15.

Bagno.

Guardo l'ora.

Saranno, come al solito, le 7.35/7.40, giusto?

Sbagliato.

8.10.

Otto e die...

CAZZO

OTTO E DIECI?

Come maremma maiala è possibile?

Mezz'ora.

Persa.

Sfumata.

Volatilizzata.

Chi se l'è presa, eh? Chi? CHI?

Le possibilità non sono molte: i malpensanti diranno subito che mi sto semplicemente rincoglionendo, ma io ho in mente due ipotesi molto più probabili...

  1. Una bolla spazio-temporale è passata su Viale Monza giusto stamattina tra le 7.00 e le 8.00 concentrandosi sul bagno di casa
  2. Mi hanno rapito gli alieni per fare esperimenti scientifici sul mio corpo disastrato fermando il tempo, ma sbagliando a riportarmi indietro per mezz'ora.

Sfido qualcuno ad affermare che non siano altamente probabili... io intanto è tutto il giorno che cerco qualche microchip sottocutaneo, tsé.

.

.

.

E tra l'altro è una scusa utile anche con Sweetie, che ho ovviamente svegliato con mezz'ora di ritardo...


mercoledì, 07 maggio 2008
author: Aries1974 @ 22:42
category: still life
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E' assodato che per raggiungere una superficie piuttosto alta sia necessaria una base d'appoggio adeguata.

E' scontato che tale base debba essere non solo di adeguata altezza.

E' altrettanto d'uopo che la suddetta base fornisca adeguata stabilità, onde evitare spiacevoli incidenti.

Giusto?

Ora, appurati i suddetti punti, quale sarà la corretta scelta per attaccare un poster tra:

1. Sedia di legno piuttosto resistente presente nella stanza

2. Poltrona con rotelle modello Formula 1

3. Scala di metallo presente nello sgabuzzino accanto.

Se avete risposto 1 o 3 siete promossi.

Se avete risposto 2 siete Sweetie.

Sì, ha tentato il decollo.

No, non si è rotta.

Ma a questo posso rimediare io


martedì, 06 maggio 2008
author: Aries1974 @ 18:18
category: still life
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Solito telefonata da cliente visto un'ora prima.

"Pronto, guardi, devo subito segnalarle un cambiamento: quando inserisco una data in un campo mi prende in automatico la stessa data da un'altra parte e non è giusto che lo faccia"

Ora, siccome io posso essere anche un filo rimbambito ma so quando metto o non metto operazioni automatiche mi permetto di obiettare

"E' sicuro che non abbia visto qualche operazione vecchia? Non c'è alcun automatismo del genere..."

"No, assolutamente, ho appena fatto due operazioni nuove ed è andata così in entrambe!"

"Guardi, non so che dirle, io so per certo che una cosa del genere non è prevista. Farò una verifica assieme alle altre modifiche e le farò sapere"

"Bene, grazie..."

Passano due minuti di orologio.

Squilla di nuovo il telefono.

E' sempre lui.

"Guardi, ho detto una cretinata, ho confuso il 6 col 16 e guarda caso la data nell'altro campo era 16... devo essere stanco"

Già... o è stanco da un anno e mezzo che ci lavoro insieme o è stordito geneticamente...

PS per Quieteblu: non per inquietarti ma... ecco... hai capito chi è?


lunedì, 05 maggio 2008
author: Aries1974 @ 20:47
category: riflessioni, still life
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Di Lucky penso di aver già scritto qualche altra volta su questo blog.

Lucky è arrivato tanti anni fa come compagnia per Lupo: era il 1993 ed era un cucciolo pieno di vita e casinaro.

Lupo morì due anni dopo e Lucky rimase con noi, affiancato per tanti anni da una compagna con la quale fece diverse cucciolate: Zenda, l'ho scritto qui, è morta alcuni mesi fa lasciandolo di nuovo solo.

La scorsa settimana, andati da mio padre per altri motivi, abbiamo approfittato per fare una bella passeggiata ed abbiamo deciso di fare contento Lucky portandolo con noi: un inutile guinzaglio, dato che ormai non è praticamente più capace di tirare, e ci siamo incamminati.

Era bello essere noi tre insieme, con Sweetie che portava per la prima volta un cane al guinzaglio e Lucky che usciva dal suo territorio per la prima volta chissà da quanto tempo... eppure la passeggiata è durata poco più di 10 minuti; semplicemente il mio caro bestione non ce la faceva: iniziava a strisciare le zampe, si fermava ogni due passi, era evidente che quella passeggiata, per quanto la desiderasse, era ormai una tortura e così siamo tornati indietro; non che lui ne fosse contento, tutt'altro: quando gli ho detto "dai, torniamo a casa" si è piantato fermo e non voleva muoversi: poco importava che le zampe cedessero, poco importava che il cuore battesse a mille e la lingua cercasse acqua ovunque, semplicemente gli piaceva essere lì con noi e non voleva tornare.

Mi è venuto il magone.

Il magone perché ho pensato a quanto poco l'ho potuto vivere in questi ultimi anni ed a quanto, probabilmente, l'avrebbe voluto.

Il magone perché so che quindici anni per un qualsiasi cane (e soprattutto per un Pastore Tedesco) sono tantissimi e nessuno è eterno.

Il magone perché me lo sono ricordato quindici anni fa su quella stessa strada, quando cercava di stare dietro a Lupo ed appena si stancava si svaccava per terra per farsi portare in spalla da me.

Il magone perché mi sono reso conto che lui è ormai l'unico legame rimasto con il me stesso di allora, con quella vita e con quella persona tanto diverse ormai sparite nei meandri della memoria.

Eppure Lucky è sempre lui: ha il muso grigio invece che nero, il pelo opaco e le zampe doloranti, ma ha sempre quegli occhi da casinaro e quella voglia di essere apprezzato dal suo padrone; gli stessi occhi che aveva quando scoprì come scavalcare la sua rete, la stessa voglia che aveva quando cercava di attirare l'attenzione di Lupo.

Lucky è sempre lui: può avere quindici anni, ma una parte di me lo ricorderà sempre come questo cucciolo che scopriva per la prima volta il bagno.

Ti voglio bene, Lucky.

Forse non te l'ho fatto capire abbastanza.

Scusami.